10/09/25
La fine dei server privati di WoW? Blizzard fa causa a Turtle WoW
Un popolare server privato di World of Warcraft è finito in tribunale. Tuttavia, resta da vedere se ciò significherà la sua fine definitiva.
I corsari dei mari di WoW
Pochi giorni fa è stato reso noto che Blizzard ha intentato una causa contro Turtle WoW, un cosiddetto server privato o “pirata” di World of Warcraft (e no, non ha nulla a che vedere con i Pirati di Roccavento o i Defias).
Progetti del genere sono da sempre una spina nel fianco per Blizzard – sia perché rendono il gioco accessibile gratuitamente, sia perché gli amministratori riescono a ricavare introiti tramite donazioni o altri mezzi.
Perché Blizzard è intervenuta ora?
I server pirata di WoW esistono da molto tempo e ce ne sono parecchi. La maggior parte però è piccola e discreta, con appena una manciata di giocatori.
Turtle WoW, invece, è cresciuto recentemente fino a raggiungere dimensioni mai viste. Il progetto si è sviluppato costantemente, ha aperto più reami ed è stato promosso quasi in maniera aggressiva.
La crescente popolarità e notorietà sono stati probabilmente i segnali dell’imminente declino: era solo questione di tempo prima che Blizzard intervenisse per difendere i suoi diritti d’autore.
Dopotutto, ogni server di questo tipo rappresenta anche potenziali perdite per l’editore. Se questo è trascurabile con pochi giocatori, Turtle WoW contava oltre 50.000 giocatori attivi, equivalenti a circa 650.000 euro di mancati abbonamenti per Blizzard.
La particolarità di Turtle WoW
Turtle WoW era conosciuto come server “Classic+”, il che significava che i giocatori potevano vivere contenuti nello stile di WoW Classic, arricchiti però con nuove aree e spedizioni. La community era entusiasta di avere la possibilità di combinare elementi inediti con zone nostalgiche del gioco – e il tutto senza spendere un centesimo.
E a proposito di risparmio: anche per un nuovo PC da gaming non dovreste pagare più del dovuto. Per questo vi consigliamo il nostro AMD Ryzen 5 5500, una scelta economica che, con una scheda grafica RTX 3050 da 16GB e sei core a 3,60GHz, offre comunque ottime prestazioni.
Blizzard ha delle possibilità?
In passato Blizzard non ha quasi mai dovuto spingersi troppo oltre. Nella maggior parte dei casi bastava la semplice minaccia di una causa per spingere gli amministratori a chiudere; altri, invece, avevano sede in Russia, dove le cause provenienti dall’Occidente fanno ben poca paura.
Contro Turtle WoW, tuttavia, Blizzard sembra muoversi in modo più mirato, arrivando persino a citare nella denuncia i veri nomi di alcuni responsabili – probabilmente per aumentare la pressione e chiarire che l’editore sa esattamente con chi ha a che fare.
Se il server Turtle crollerà sotto questa pressione resta da vedere, ma non sarebbe certo il primo. Esempi noti come Nostalrius nel 2016 dimostrano non solo l’influenza di Blizzard, ma anche che può uscirne persino rafforzata: Nostalrius portò infatti alla nascita di WoW Classic.
Se i fan ne trarranno beneficio quando Blizzard vincerà, dipende dunque dal punto di vista.
(Fonte immagine: Blizzard)